vicino/lontano 2026

LA VENTIDUESIMA EDIZIONE: “RESPIRO”

Il nuovo disordine globale rende difficile decifrare, con gli strumenti della logica, gli scenari del presente. Impossibile prevedere gli azzardi del domani. All’ombra della bomba atomica, un potere fuori controllo intossica nel mondo l’aria che respiriamo. E nel cuore dell’Europa la democrazia si scopre vulnerabile: esposta al contagio di derive illiberali e sovraniste.

Tratteniamo il respiro mentre i conflitti bruciano i polmoni del mondo. Quelli delle vittime di Gaza, cui l’edizione 2026 di vicino/lontano dedica uno spazio centrale, riprendendo il filo del discorso aperto lo scorso anno con l’attribuzione del Premio Terzani alla memoria dei giornalisti palestinesi uccisi nella Striscia.

Sono i fatti a imporlo. Gaza è una frattura della nostra storia, la pietra d’inciampo di una civiltà che ha smarrito sé stessa, la ferita che toglie il respiro. È l’urgenza che chiama in causa la responsabilità dei potenti. C’è un prima e un dopo Gaza. Tacerne ci renderebbe complici. Perché anche il silenzio uccide. Dare la parola ai testimoni e alle vittime, ascoltare la loro voce, è un dovere che ci invita a sconfiggere, dentro e fuori di noi, il punto cieco della nostra umanità: l’indifferenza.

E in una società che tende a isolare, separare, contrapporre, vicino/lontano non rinuncia a coltivare, in un confronto democratico, il respiro del pensiero critico: quel tempo lento, profondo e vitale che ogni cultura deve imparare a proteggere, insieme alla pietà, se vuole davvero restare viva.

È previsto il servizio di interpretariato italiano - LIS
CC - Evento Sottotitolato

Per vicino/lontano l’inclusione passa anche attraverso piccoli gesti. Per gli eventi in Chiesa di San Francesco è prevista la sottotitolazione grazie al supporto di Sub-ti. Per la serata del Premio Terzani è previsto l’interpretariato in LIS. Interventi site specific permettono l’accessibilità dei luoghi. In Galleria Fotografica Tina Modotti sarà a disposizione del pubblico un rifugio sensoriale.

Vicino/lontano continua a chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni.

vicino/lontano 2025

LA VENTUNESIMA EDIZIONE: “SCARTO”

Viviamo un tempo distopico. Uno “scarto” improvviso della storia rimette in gioco il paradigma, la grammatica e perfino il vocabolario cui avevano fatto riferimento le generazioni europee del secondo dopoguerra. In un solo giorno si chiude il ciclo storico della globalizzazione e del libero mercato. La lunga pace occidentale si sta esaurendo: la guerra è di nuovo una possibilità e la parola “riarmo” non è più un tabù. Lo spazio del compromesso politico, della diplomazia e del buon senso è disabitato da un potere che non conosce vincoli di responsabilità. Conta solo la legge del più forte. È il tempo del bullismo esibito in diretta. I nuovi despoti – in una inedita formidabile saldatura tra potere politico, potere economico e potere tecnologico –rovesciano nel giro di un’ora il sistema di alleanze che teneva in equilibrio il mondo. Le democrazie sono deboli e in crisi ovunque: i diritti, il diritto, la scienza, la cultura, i saperi, l’informazione sono sotto attacco. E il principio stesso di realtà è sovvertito e contraddetto.

In questa tempesta di clamorose giravolte è difficile orientarsi. Navighiamo a vista in un oceano di instabilità.

Siamo spaventati, destabilizzati dall’incertezza, in ansia per il futuro. E intanto, ciò che più direttamente condiziona le nostre vite – il welfare in declino, la sanità al collasso, l’istruzione pubblica in sofferenza, il rischio di scivolare nella povertà – subisce un silenzioso processo di rimozione dal discorso pubblico. 

Vicino/lontano ancora una volta si interroga sulle conseguenze che questi squilibri producono su chi non ha le risorse per difendersi: le vittime, gli ultimi, gli “scarti”. 

Nella convinzione che questo sia il compito di chi non ha rinunciato a coltivare l’etica della ragione. E soprattutto l’inquietudine e l’insoddisfazione di un pensiero che vuole “capire”, o almeno provarci.

vicino/lontano 2024

È “metamorfosi” la parola-chiave della 20esima edizione del festival vicino/lontano, in  programma a Udine da martedì 7 a domenica 12 maggio, con eventi di anteprima già dal fine  settimana precedente. 

Oltre 100 gli appuntamenti in programma, tra confronti, incontri, concerti, mostre, spettacoli e  proiezioni, che coinvolgeranno più di 200 personalità dal mondo delle scienze, della letteratura,  dell’arte, dello spettacolo e dell’informazione, per continuare – ancora una volta – a ragionare  insieme, affrontando tematiche di stringente attualità che, lo si voglia o no, attraversano le vite di  ognuno di noi, talvolta ci disorientano e sempre ci interrogano. 

Ogni anno vicino/lontano sceglie una lente di osservazione privilegiata attraverso cui guardare i  fenomeni importanti del nostro tempo. È “metamorfosi” la parola-chiave scelta per l’edizione  2024. In questi venti anni di vita del festival il mondo ha subito grandi trasformazioni: in campo  ambientale innanzitutto – con l’impennata della crisi climatica che impone un cambiamento  radicale al nostro modo di abitare la Terra -, in campo geopolitico, economico-sociale, tecnologico scientifico, demografico, antropologico. Sono processi in divenire che rischiano di rendere  irriconoscibile il mondo che conoscevamo, e obsolete o inadeguate le nostre categorie di  analisi e di giudizio. Processi sui quali rimane urgente e necessario continuare a interrogarsi. E  questo è il senso della scelta del direttivo, condivisa con il comitato scientifico, e la ragion d’essere  di vicino/lontano. 

vicino/lontano 2023

L’aggressione dell’Ucraina ci ha mostrato il volto più arretrato, violento e barbarico del potere, che la parte di mondo che chiamiamo Occidente aveva da tempo rimosso. Ma nel frattempo forme meno evidenti di soft power si erano già insinuate progressivamente nelle pieghe della rivoluzione tecnologica, tanto da rendere quasi impossibile individuare chi e come condiziona e determina i grandi eventi del mondo e della storia, con ricadute significative nelle nostre vite.

Così, in un’epoca che ormai molti osservatori definiscono “post-globale”, ci accorgiamo che gli scenari del potere hanno subìto una profonda metamorfosi, mutando modalità, forme, dinamiche, luoghi, soggetti. Quale ruolo effettivo hanno avuto le nuove tecnologie informatiche nel trasformare questo quadro? Attraverso quali passaggi? Con quali attori? Per quali interessi? Con quali rischi per le democrazie liberali che si fondano sulla visibilità, sulla trasparenza e sulla controllabilità del potere?

Mentre vanno affermandosi nel mondo leadership “carismatiche” e “seduttive”, come esercitare un efficace controllo democratico, evitando il rischio di derive autoritarie? È sufficiente la diffusione dell’istruzione, del pensiero scientifico e dei “saperi esperti”, a fronteggiare i tradizionali poteri politici ed economico-finanziari, mentre i nuovi giganti del web, padroni delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale, in un intreccio non sempre decifrabile tra stato e mercato, economia e politica, stanno costruendo (quanto arbitrariamente?) il mondo che verrà?

E ancora: 

Come usare gli anticorpi del potere democratico per sconfiggere i poteri illegali delle mafie e delle diverse organizzazioni criminali?

Perfino nella vita quotidiana sono logiche di potere quelle che governano le nostre relazioni di prossimità: nella coppia, in famiglia, sul lavoro, nei rapporti sociali e inter-generazionali. Quando queste dinamiche rischiano di diventare patologiche? Come evitarlo?

Eppure ci sono persone, troppe, che rimangono escluse perfino da ogni logica di potere. Sono i senza-potere: i disoccupati, spesso i giovani, ma soprattutto i migranti, i marginali, gli ultimi, gli invisibili… Come dar loro voce in una società che voglia essere più giusta e solidale?

E infine:

La parola “potere” è anche un verbo: fonda una speranza nella possibilità di scegliere: è ormai a tutti evidente chela scelta più urgente e più impegnativa che dobbiamo oggi compiere è uscire dall’indifferenza e dall’impotenza riguardo l’ineludibile questione dell’emergenza ecologica. Come gestire le risorse ambientali, come compiere una transizione ecologica verso un mondo migliore, più rispettoso degli ecosistemi naturali, da cui dipende la vita degli esseri umani sul pianeta, in funzione di una società globale meno diseguale, più giusta?

Forse un’alternativa c’è, e ciò che pensavamo impossibile può diventare possibile.

vicino/lontano 2022

È “sfide” la parola-chiave che attraversa gli eventi di vicino/lontano 2022.

Ci eravamo illusi che non sarebbe accaduto mai più. E invece la guerra bussa di nuovo alle porte d’Europa. Una sfida alla democrazia e al diritto internazionale destinata a ridisegnare gli equilibri geopolitici.

È una sfida ormai non più rinviabile ripensare il nostro modo di vivere e la nostra stessa idea di mondo. Come possiamo rendere più sostenibile e meno ingiusto il modello “occidentale”, che  per troppo tempo abbiamo considerato un nostro diritto acquisito? Come ignorare che ne godiamo a scapito dei diritti di chi ne paga il prezzo più alto? A pagarne i costi sono le vittime di una globalizzazione che mostra evidenti segni di crisi e a entrare in sofferenza è lo stesso ecosistema del pianeta che abitiamo.

Così le nuove sfide sono ora la “transizione ecologica” e la “transizione energetica”, che ci trovano oggi più vulnerabili di ieri. Chiediamo agli scienziati e agli economisti, ma anche ai filosofi, di aiutarci a comprenderne la complessità e le incognite.

In tema di diritti – delle donne, dei giovani, dei lavoratori – vorremmo evitare la retorica di un discorso pubblico sempre più stanco, ripetitivo, astratto: vorremmo rimettere le parole nei corpi, nelle esperienze concrete, per cercare di comprendere le radici della discriminazione di genere, della disattenzione educativa, delle nuove forme di sfruttamento nel Terzo millennio.

vicino/lontano 2021

Sarà “distanze” la parola-chiave identificativa della 17ª edizione del festival Vicino/lontano 2021, che dal 2005 ha luogo a Udine insieme alla serata per la consegna del Premio Letterario Internazionale Tiziano Terzani. Il pensiero corre immediatamente al distanziamento fisico imposto a tutti noi, cittadini “globali”, dall’emergenza Covid-19, ma la pandemia, che condiziona ora i nostri comportamenti quotidiani distanziando familiari, amici, lavoratori, studenti, ha acceso un riflettore sulla realtà del nostro tempo, rendendo ancora più evidenti ben “altre distanze”, che il festival intende indagare, invitando studiosi ed esperti di diverso orientamento ad analizzarne cause, consistenza e prospettive.  Non si può negare che la pandemia abbia accelerato, aggravandoli, processi e tendenze già in corso da decenni nel mondo globalizzato. A partire da questa constatazione, l’edizione 2021 del festival avanzerà una serie di interrogativi cruciali, assumendo come osservatorio e punto di vista obbligato la linea di frattura che separa un “prima” da un “dopo”. Può resistere la democrazia alla polarizzazione della società che ha visto amplificarsi la divaricazione tra cittadini garantiti, e arricchiti, e cittadini svantaggiati, impoveriti e privi di ogni tutela? Quale il ruolo della scienza e quello della politica, di fronte all’emergenza? Come restituire fiducia e credibilità ad entrambe da parte di cittadini stanchi e demoralizzati? Quale il ruolo dei media? Quali i problemi della scuola al tempo della DAD? Come favorire il ricambio generazionale in un Paese dove la mobilità sociale è bloccata da anni? E fino a quando l’accesso a posizioni di potere da parte delle donne è destinato a rimanere un’eccezione? Come vivere l’esperienza della distanza e della prossimità nell’era digitale, che mentre smaterializza le relazioni interpersonali le moltiplica e talvolta le rende tossiche? Infine, spetta alla geopolitica il compito di configurare il nuovo mappamondo, riconsiderando le distanze tra Stati sovrani, soprattutto in rapporto alla questione del cambiamento climatico, mentre i centri egemonici del pianeta si vanno modificando sotto i nostri occhi: con quali prospettive?.

Vicino/lontano 2021, a partire dalle indicazioni del suo qualificato comitato scientifico, anche per questa edizione presieduto dal professor Nicola Gasbarro, cercherà di affrontare questi interrogativi, coinvolgendo come sempre studiosi ed esperti di prestigio e provenienza internazionale. Le date previste per il festival, che erano state inizialmente annunciate (dal 6 al 9 maggio), hanno subito uno slittamento verso l’estate, nella prima settimana di luglio. Uno slittamento che dipende dalla nostra ferma intenzione di proporre la manifestazione in presenza, per rinnovare, ancora una volta, quel rito collettivo fatto di empatia, complicità e appartenenza, che permette a una comunità di incontrarsi in uno spazio fisico per riconoscersi come tale.

vicino/lontano 2020

Vicino/lontano incontra finalmente il suo pubblico dal vivo, dopo averlo sentito comunque ‘vicino’ e solidale nella felice esperienza di “vicino/lontano On” – Dialoghi al tempo del virus, le cinque serate in diretta streaming dello scorso maggio con cui abbiamo voluto immaginare, col contributo di studiosi di prestigio internazionale, a beneficio del pubblico ancora più vasto della rete, il futuro del dopo-pandemia. 

Ammettiamolo però: ci è mancata la città, la condivisione emotiva dentro il suo spazio pubblico e ‘aperto’. Ci è mancata la dimensione fisica del ‘noi insieme’: l’esperienza del ‘qui e ora’, il rito collettivo di una sana passione civile fatta di complicità e appartenenza, dove ‘pensare insieme’ e sentirsi comunità.

PASSIONE è la parola-chiave che vicino/lontano mette al centro della sedicesima edizione del suo festival ‘dal vivo’, reso necessariamente ‘essenziale’ e meno affollato dal rispetto della normativa anti-Covid. 

Di fronte al quadro di una realtà e di una prospettiva da molti vissute come inquietanti sotto molti profili – ambientale, geopolitico, socio-economico, sanitario, psicologico, valoriale… – è giunto forse il momento di una necessaria rivoluzione emotiva che ci spinga ad accettare la sfida più impegnativa del nostro tempo: trovare nuovi modi di vivere, e convivere, sul Pianeta Terra.

Non esiste attività umana che non richieda di affiancare il cuore alla ragione se si vuole trovare la forza e il coraggio di uscire dai luoghi comuni, per approdare a una comprensione più profonda di ciò che accade: passione civile e intellettuale, tensione creativa e volontà di riscatto sono forze propulsive e motivanti che saranno analizzate dagli studiosi nei loro meccanismi biologici, psichici e psicologici, ma verranno anche rivelate/proposte nei racconti dei testimoni.

Un modo per provare a decifrare, comprendere e forse disinnescare i meccanismi che ci tengono prigionieri delle “passioni tristi” fatte di paura, rancore, epidemica indifferenza, depressione dei sentimenti, perdita di significati simbolici e senso di impotenza.

vicino/lontano 2017

Il sistema di valori e l’ordine del mondo che siamo soliti associare all’idea di “Occidente” hanno guidato la storia moderna e contemporanea: un progetto di civiltà fondato sulla democrazia di cittadini uguali e liberi. Abbiamo creduto che questo modello fosse una conquista duratura e universale. Una sorta di euforia collettiva ci ha impedito di riconoscere i cambiamenti profondi e incontrollati del mondo globalizzato, divenuto incomprensibile ai più e quindi insicuro e ostile. Improvvisamente ci accorgiamo che la globalizzazione, che entra nelle nostre vite con effetti che non avevamo previsto, ha messo in crisi anche il sistema generale. E ora l’eguaglianza di fatto e le libertà concrete ci appaiono ovunque ridimensionate, messe alla prova da forze disgregatrici interne e da minacce esterne.

Da dove ricominciare?

Pur mantenendo salda la sua caratteristica di fondo e la sua vocazione iniziale, l’ancoraggio forte ai problemi e ai temi del nostro tempo, vicino/lontano ha scelto l’utopia come filo conduttore dell’edizione 2017 e vuole quest’anno provocare l’immaginazione di tutti con una domanda decisiva. Siamo capaci di pensare il futuro come diverso dal presente?

Se il realismo non necessariamente coincide con la rassegnazione – o con il pessimismo – forse è ancora possibile un futuro che riapra la storia, liberandoci dalla paralisi delle nostre paure per trasformarci in protagonisti responsabili intenti a costruire una società globale delle differenze e dell’inclusione.

Anche Sorj Chalandon, vincitore del Premio Terzani 2017 con La quarta parete, in pagine di potente impatto letterario ed emotivo, ci consegna un messaggio forte e disperato, che nella sua sconvolgente attualità suona come un monito contro la passività e l’indifferenza di fronte agli orrori delle guerre e del fanatismo fratricida cui quotidianamente assistiamo, protetti dalla nostra “quarta parete” televisiva.

vicino/lontano 2016

Assistiamo in diretta, sempre più spaventati, alle stragi terroristiche nei luoghi-simbolo della nostra laicità, dove si mescolano genti, merci, idee all’insegna del cosmopolitismo contemporaneo.

Osserviamo con sgomento lo scandalo di un’emergenza migratoria carica di tragedie, cui l’Europa, ormai divisa su tutto e sempre meno popolare, non è in grado di far fronte con misure umanitarie all’altezza della sua cultura democratica.

Le istituzioni che ci siamo dati per garantire la convivenza ci appaiono fragili e inadeguate. Fragili sono gli equilibri economico-finanziari della globalizzazione, orchestrati da interessi che ci trascendono.  Frammentato e confuso il quadro geopolitico. Vulnerabile il territorio.

Offesa la “verità” che tutti conosciamo,  ma, ancora una volta… “non abbiamo le prove”.

In una realtà sottoposta a sconvolgimenti profondi, siamo disorientati. E ci sentiamo vulnerabili: se siamo donne, adolescenti senza punti di riferimento, giovani e adulti senza lavoro; se siamo poveri o impoveriti, anziani, disabili, “diversi”…. soli.

Vulnerabilità è la cifra del nostro tempo.

Prenderne coscienza è un modo per stare al mondo – in questo mondo – senza affidare alla paura il governo dei nostri pensieri, ma affrontando nel confronto con gli altri i problemi che crediamo nostri e sono di tutti: un modo per combattere la crisi di fiducia nel futuro, pur continuando a coltivare dubbi e porre domande.

vicino/lontano 2015

Le coordinate spazio-temporali attraverso le quali eravamo abituati a leggere la realtà si sono sbriciolate. Il mondo si è rimpicciolito: le tecnologie digitali ci consentono di rimanere ininterrottamente connessi e la Rete rende disponibili a chiunque lo desideri, con vertiginosa immediatezza, una quantità disorganizzata e frammentaria di dati, informazioni, conoscenze provenienti dai luoghi più disparati e remoti del pianeta, e intanto ci sorveglia, controlla i nostri gusti e orientamenti, raggiunge e invade il nostro spazio privato.

Vicino/lontano dunque, formula paradossale, efficace metafora del nostro tempo.

Anche il rapporto causa-effetto non sembra più capace di dar conto e ragione di ciò che accade e scorre senza logica apparente nelle nostre vite. E allora vicino/lontano rivendica la necessità di una sosta, una sospensione del flusso informativo, per fermarsi a riflettere e recuperare la possibilità di orientarsi, distinguere, selezionare: fare sintesi, rovesciando con un gesto di discontinuità la consuetudine ad accettare indiscriminatamente ciò che è (troppo) facilmente accessibile. Rivendica insomma la necessità di ridare spazio al pensiero critico, qualità essenziale del fare cultura.

Vicino/lontano ha dato la parola ad autorevoli studiosi delle più diverse discipline, ma anche a personaggi scomodi o controversi della politica e della finanza internazionale, per interrogarli sulle radici,  le relazioni, le prospettive dei problemi sempre più complicati, contraddittori e sfuggenti che ci stanno di fronte. Insieme ad essi ha cercato di decifrare  la realtà contemporanea, senza arrogarsi il diritto del giudizio, ma consegnandone la responsabilità al pubblico che in questi anni ha frequentato il festival.

Un pubblico sempre più identificabile con una precisa comunità territoriale, che non si è rassegnata alla passività e all’indifferenza e non ha rinunciato ad aspettative alte. Perché se internet ha cambiato, dilatandolo, il nostro scenario mentale, non ha cambiato il nostro desiderio di relazione, di socializzazione, di appartenenza e di incontro non puramente virtuali.

Così, vicino/lontano ha restituito alla collettività spazi e luoghi da tempo abbandonati, reinventandone creativamente funzione e ruolo. 

Con puntualità e tempismo, nei suoi dieci anni di vita,  vicino/lontano ha posto di volta in volta al centro dei suoi dibattiti le questioni emergenti del momento: l’aggressività economica della Cina, le contraddizioni della democrazia, la crisi del modello capitalistico, lo scontro fra culture, la minaccia dei terrorismi, la drammatica problematicità dei flussi migratori, il mancato avvicendamento generazionale, la crisi del lavoro, l’indebolimento del welfare, i disastri dell’illegalità, le storture della finanza, la pervasività digitale, i diritti delle minoranze, le nuove povertà, le diseguaglianze crescenti, lo sfruttamento colpevole del suolo, il mutamento climatico  ……  e ovviamente la vertiginosa globalizzazione di tutti questi processi.

L’undicesima edizione di vicino/lontano costruisce e organizza i suoi percorsi a partire dal binomio TOTEM e TABÙ: non per dare le risposte che ognuno si aspetta ma per porre le domande di cui non conosciamo l’esito, per nuotare controcorrente nel mare del conformismo, per mettere in discussione e magari smantellare le nostre certezze prima ancora di quelle altrui, per entrare con un pensiero più largo possibile nello spazio delle differenze e delle alterità, per alzare la testa e guardare un po’ più in là di ogni facile stereotipo e smontare l’ovvietà del senso comune, per misurarci con la contraddizione e con l’obiezione e recuperare la complessità e un’idea del reale, per allargare l’area della nostra consapevolezza e forse immaginare un modello per il mondo di oggi e per quello di domani. 

vicino/lontano 2014

Dieci anni dopo

Nato da un forte legame con una figura che sulla ricerca di senso dello stare nel mondo come osservatore professionale, e al mondo semplicemente come essere umano, ha costruito una biografia esemplare – quella di Tiziano Terzani –, vicino/lontano, nelle sue molte traiettorie, non si è in fondo mai discostato da questo “programma”.

Nel 2005, quando la parola “globalizzazione” era già adulta da un pezzo, ma forse ancora non del tutto (o almeno non da tutti) metabolizzata, ci sembrava che la coppia oppositiva vicino/lontano descrivesse con efficacia la nostra condizione di occidentali: un po’ spaesati, detronizzati, sempre più investiti da un lontano che irrompeva nel nostro vicino-quotidiano non più e non solo nelle forme dell’esotico o del giornalistico.

Scandagliare questa condizione di disorientamento, indagare le “identità e differenze al tempo dei conflitti” – come recitava il sottotitolo delle prime edizioni – ci sembrava un progetto vago e concreto insieme: da un lato una definizione dell’oggetto di indagine a “maglie larghe”, dall’altro la costruzione di un format che aveva l’ambizione di discostarsi un po’ da quelli tradizionali della maggior parte dei festival culturali – che allora non erano cosi numerosi come oggi. Con una forte tematizzazione legata ai mutamenti globali e locali che investono concretamente le nostre vite, abbiamo cercato di interrogarci sul mondo attraverso confronti stringenti con alcuni dei protagonisti della cultura, e più in generale della società globale del nostro tempo. Il progetto iniziale – arricchito anche da manifestazioni collaterali e attività editoriali (la collana di saggistica breve edita da Forum editrice universitaria udinese) – si è via via sviluppato, allargando ulteriormente il raggio di indagine oltre l’originario focus su “identità e differenze” nel mondo globalizzato. Mantenendo però  una caratteristica: l’ancoraggio forte ai problemi e ai temi del nostro tempo, alle mutazioni profonde che caratterizzano le nostre vite di cittadini globali sotto il profilo economico, politico, culturale, psicologico. In altre parole, l’attività di vicino/lontano consiste ancora oggi nel tentativo di dare alcune risposte alla domanda “che mondo fa?”, di alzare lo sguardo dal nostro “qui e ora” per guadagnarne in prospettiva e senso.

Se il come articolare una proposta culturale di piazza costituisce ancora la cifra di vicino/lontano; il che cosa (vale a dire le proposte programmatiche di ogni nuova edizione) si è arricchito di pari passo con le collaborazioni che vicino/lontano coltiva con molti soggetti culturali non solo del territorio. Con il trascorrere degli anni alcuni contenuti sono diventati la spina dorsale della manifestazione di maggio, tanto da venir riproposti sotto diverse angolature e approfonditi senza temere la ripetitività.

Pensiamo, per esempio, alla grande questione delle diseguaglianze locali e globali o alla rivoluzione digitale.

Vicino/lontano, nei suoi primi 10 anni di vita, è stato ed è tutto questo.

Ma anche una straordinaria avventura umana, grazie alle persone che hanno dato vita all’associazione, a quelle che si sono avvicinate man mano, alle molte che vi gravitano attorno e regalano il loro tempo e le loro capacità nelle giornate del festival, alle realtà culturali pre-esistenti che hanno accolto noi, che eravamo “gli ultimi arrivati”, con grande spirito di collaborazione e ai molti soggetti pubblici e privati che hanno reso e rendono possibile far vivere il progetto.

Il contributo di tutte queste energie ha consentito di mettere in calendario anche quest’anno quasi cento appuntamenti. Quattro sono le linee tematiche fondamentali che attraversano l’edizione 2014 di vicino/lontano: pensiero/memoria, utopie, denaro, differenze. Un grazie anticipato al pubblico che vuole ancora seguirci in questa avventura.

vicino/lontano 2013

Una settantina di appuntamenti, più di 150 ospiti, 9 parole chiave per parlare di ITALIA, EUROPA, CRISI, FINANZA, RETE, DEMOCRAZIA, SAPERE, FORMAZIONE, AMBIENTE.

L’Italia sta vivendo la sua crisi più profonda dal dopoguerra: economica, politica, morale, istituzionale.

Il Paese è confuso e smarrito e la sua classe dirigente si rivela incapace di  assumere il proprio ruolo e di costruire le necessarie alternative per uscire dalla paralisi. Anche la psicoanalisi definisce “vuoto”, oggi,  lo spazio assegnato alla funzione-guida del “padre”, metafora di un  principio gerarchico normativo fondato su una legittima autorità. Come invertire il percorso di questa discesa agli inferi, e consegnare ai “figli” un’eredità di credibili orizzonti?

Stretta nella morsa della competizione globale da un lato, e delle politiche di austerità  dall’altro, l’economia italiana non è più in grado di garantire lavoro, mentre la crisi fiscale dello Stato ha già cominciato ad abbassare gli standard di welfare, e di relativa equità, che avevamo legittimamente conquistato. È percorribile un modello di sviluppo “etico”, che restituisca dignità e futuro a milioni di persone?

Anche l’idea d’Europa è in crisi: la disciplina di bilancio e  le misure di austerity imposte indiscriminatamente stanno distruggendo l’economia di vaste aree già colpite dalla recessione. Tra gli Stati si sta creando un sistema di diffidenza reciproca, alimentato da forze politiche antieuropee. Il rischio più grave ora non è che salti l’euro, ma che l’unità europea venga messa in discussione anche sul piano “ideologico” e culturale. Proprio quando sarebbe indispensabile affrontare con un’azione internazionale concertata le sfide globali che abbiamo di fronte –  una finanza mondiale fuori controllo, il conflitto fra monete, l’alterazione degli equilibri geo-biologici, le guerre, la convivenza tra religioni, il diffuso e crescente disagio sociale –, gli equilibri e i rapporti di forza nel mondo rischiano di confinare il nostro continente in una posizione di drammatica marginalità e di irrilevanza geopolitica.

Come possiamo comprendere i misteriosi meccanismi finanziari che hanno trascinato l’Occidente nel baratro?  Come funziona il mondo delle banche e dell’economia finanziaria, le cui degenerazioni hanno prodotto gravi scompensi sociali? Quale rapporto c’è tra l’ipertrofia della finanza e il lavoro, i redditi, le disuguaglianze? Finanza  ed etica sono incompatibili? Oppure nelsistema generaledelle banche e della finanza  possono esistere forme di profitto etiche, che siano compatibili con gli interessi legittimi dei cittadini risparmiatori e delle imprese?

Una rabbia diffusa, una febbre di rivolta sta percorrendo il nostro mondo. Emergono nuove forme di passione e di partecipazione: sorgono movimenti che denunciano i limiti della democrazia rappresentativa e la vogliono sostituire con forme di democrazia diretta. Così, in una sorta di iper-democrazia online, reti autonome di cittadini “tribalizzati” sfidano gli attuali assetti del potere. Si pone allora, con urgenza, la questione del rapporto tra rete e democrazia. Può la tecnologia rinnovare le forme dell’architettura istituzionale e delle modalità essenziali del fare politica? Quali potrebbero essere le opportunità, ma anche i rischi, derivanti da questo scenario? Quali le regole, quali le garanzie per i cittadini sotto stretta sorveglianza digitale?

vicino/lontano 2012

Quale “misura” per il presente; quali prospettive psico-biologiche per l’uomo che verrà; e per le nuove generazioni che nel futuro si aspettano di entrare da protagonisti e non da vittime; che cosa è “giusto” e che cosa “equo” – da un punto di vista etico, socio-economico, ambientale – per le nostre società in crisi, che sono chiamate a scegliere tra difficili opzioni, nel tentativo di conciliare rigore, solidarietà e sostenibilità?

Di questi temi, di intensa attualità, si occupa, in un’ottica di ampio respiro, l’ottava edizione di vicino/lontano, con l’intento di trasformare in conoscenza e consapevolezza la costernazione e il disorientamento per le sorti del paese e del mondo, evitando di cadere nella trappola di un inutile catastrofismo.

I giovani sono di fatto le principali vittime dell’attuale crisi economica e rappresentano ormai una nuova classe sociale mondiale, segnata da una duratura condizione di precarietà e dalla difficoltà di immaginare e progettare la propria vita e di divenire ‘sostanzialmente’ adulti. Ci si chiede come sia possibile costruire società più ‘giuste’,  dando risposte concrete all’inquietudine di chi rimane escluso dal mercato del lavoro globalizzato, e dai diritti e dalla dignità che esso comporta. Sul versante della formazione ci si chiede poi come riuscire a preservare la funzione educativa in una società di adulti a loro volta disorientati e confusi persino circa i valori e le responsabilità da trasmettere da una generazione all’altra.

Quale rapporto esiste tra i concetti di ‘bene’ e di ‘giusto’ in una società ‘liberale’ che voglia essere davvero  democratica; quali i principi di una giustizia ‘equa’, che tutte le componenti della società possano razionalmente accettare e condividere? Quale l’impatto dell’attuale crisi finanziaria ed economica sulle nuove e diverse forme di  disuguaglianza nel nostro paese e nel mondo? È possibile una sintesi politica che attenui le distanze tra ricchi e poveri senza deprimere i diritti individuali?

Biologia, genetica, bioingegneria, neuroscienze sono oggi in grado di farci vivere meglio e più a lungo. Ma l’uso talvolta fin troppo pervasivo delle tecniche rese disponibili dal progresso della scienza sui nostri corpi e nelle nostre vite pone dilemmi nuovi e nuovi interrogativi. Ci si chiede se i tentativi di sconfiggere malattia, invecchiamento, morte, sofferenza e i progetti di modellamento e ri-costruzione dell’uomo possano prospettare un nuovo stadio evolutivo per l’umanità, se non addirittura una condizione ‘post-umana’ libera da vincoli biologici. Quali limiti di ordine etico dobbiamo porre alla modificabilità della natura umana?

Fermo restando che spetta a una politica globale responsabile e condivisa indicare strategie e modelli di sviluppo compatibili con la salute della collettività, in che modo abituarsi a considerare concretamente – nei comportamenti quotidiani e negli stili di consumo – ambiente e territorio come beni indisponibili all’abuso egoistico di pochi e invece come valori da rispettare e conservare in funzione del benessere psico-fisico di tutti?  Nel segno della sostenibilità ambientale ed energetica, vicino/lontano, insieme al premio Greenfactor, affianca il Comune di Udine, che aderisce alla Notte Verde del Nordest di sabato 5 maggio: un’iniziativa promossa da Nordesteuropa.it in un’ampia rete di città del Triveneto in occasione del Festival delle Città Impresa.

Infine, uno spazio speciale viene assegnato a un percorso sui Balcani, a vent’anni da quella guerra le cui efferatezze offendono ancora profondamente la nostra coscienza civile. Vicino/lontano conclude tale percorso, e contemporaneamente la sua ottava edizione, con un evento fortemente simbolico, che indica la via per la ri-costruzione di una nuova ‘cultura’ della pace in quelle terre a noi così vicine.

Ancora una volta Confronti, Incontri, Storie – presentati quest’anno in programma nell’ordine cronologico anziché in quello abituale in base ai luoghi di vicino/lontano – ma anche letture, musica, documentari di testimonianza e di progetto, mostre e spettacoli. Per ascoltare la voce e seguire i ragionamenti di chi può aiutarci a comprendere come funziona il mondo in cui viviamo.

vicino/lontano 2011

Lavoro, diritti, nuove disuguaglianze. Internet tra libertà, informazione e mutamento antropologico. Istantanee italiane. Queste le aree tematiche della settima edizione.

La progressiva svalutazione del lavoro umano nell’Occidente industrializzato, il paventato arretramento delle sue conquiste in termini non solo di reddito, ma anche di diritti, garanzie e sicurezza, ci costringe a confrontarci con le realtà produttive di vaste aree dell’Estremo Oriente, che conoscono invece un processo, speculare e inverso, di crescita e di sviluppo sorprendenti, grazie a ritmi e condizioni di lavoro che non prevedono troppe tutele. Come evitare il ricatto di una concorrenza sproporzionata e distruttiva?

La crisi globale ha prodotto – in Italia, più che altrove – un drammatico aumento delle distanze sociali, rivelando inedite sacche di disagio economico. Come salvaguardare la dignità e il valore morale, oltre che economico, del lavoro? E quei diritti sui quali si fonda la stessa ragione democratica della nostra storia? Quanta disuguaglianza può sopportare una società che voglia definirsi “giusta”?

Internet rappresenta il più largo spazio pubblico che l’umanità abbia conosciuto: ogni giorno milioni di persone si muovono nell’universo digitale e comunicano liberamente tra loro, intrecciando saperi e riflessioni. Le nuove tecnologie sono divenute estensioni della nostra vita relazionale e psichica, plasmando inedite modalità cognitive e affettive e inaugurando forse un mutamento antropologico. E mentre Wikileaks mette in imbarazzo i potenti della terra, diffondendo documenti riservati di multinazionali e governi dell’intero pianeta, è lecito chiedersi se davvero la rete sia uno strumento in grado di contrapporsi al potere manipolatorio dei tradizionali mezzi di comunicazione di massa, rimettendo in discussione i confini che passano tra giornalismo e hacking, segretezza e trasparenza, tecnologia e potere. E soprattutto quanto e a quali condizioni possa divenire reale e concreta la “libertà” che il mito della rivoluzione digitale promette.

Nell’Italia dei 150 anni trionfa intanto il mito dell’ “antipolitica”. Un mito che, dopo aver sbancato ogni ipotizzabile consenso, ha trasformato il nostro paese in un palcoscenico permanente dove tutto si può dire e disdire, tutto si può urlare ed esibire, ogni regola si può infrangere, ogni valore vilipendere.

Come resuscitare nel nostro paese i valori dell’estetica, prima ancora che quelli dell’etica? Con quali forze “morali” potremo affrontare i problemi più urgenti e quelli di lungo periodo: la questione spinosa dell’approvvigionamento energetico, le linee e gli indirizzi della politica estera, l’impatto delle recenti ondate migratorie e i problemi della convivenza tra diversi? Con quali mezzi di persuasione democratica riproporre a un’intera società assuefatta e “indifferente” i principi della responsabilità individuale, del valore sociale del lavoro, della solidarietà, del rispetto e della salvaguardia delle proprie risorse storico-ambientali? Come coltivare il “coraggio” di essere onesti e costruire la passione per la legalità? E infine, come sconfiggere il senso di fallimento che ci toglie la vista del futuro?

vicino/lontano 2010

È soprattutto dei problemi di casa nostra – Italia ed Europa – che si discute a vicino/lontano quest’anno, a partire dalla “provocazione” della giuria del Premio Terzani, che ha voluto premiare in Umberto Ambrosoli il narratore di una vicenda umana e professionale, quella del padre Giorgio, divenuta “esemplare” in base al paradosso tutto italiano secondo il quale chi svolge con rettitudine una delicata funzione pubblica – senza scendere a patti con i poteri forti – accetta consapevolmente di mettere a rischio la propria vita. Come non sentirci interpellati allora a porre al centro del dibattito la questione della legalità e del rispetto delle regole democratiche, della trasparenza dei poteri e dei suoi meccanismi?

Di fronte al rischio di abdicazione etica di un’intera società, la nostra, saremo in grado, come cittadini, di reagire alla rassegnazione, di invertire insomma la rotta per aprire una nuova stagione che restituisca forza alla dimensione etica del vivere civile?

Cosa sta succedendo all’Europa, ancora alla ricerca della propria difficile identità politica, ora che è colpita da una crisi senza precedenti anche nel suo ruolo internazionale?  Come sono cambiate le società di una buona parte dell’Europa Orientale – divenuta essa stessa “Europa” o in procinto di diventarlo – dopo essere stata protagonista della più vasta migrazione transnazionale di questo inizio secolo?

E d’altra parte, mentre sul territorio europeo si moltiplica la varietà di volti e fedi, destinati a giocarvi un ruolo importante, come riscrivere un patto di comunità che garantisca l’integrazione delle differenti culture che abitano il medesimo spazio sociale?

E in un orizzonte più ampio, quali paure, quali interessi inducono l’Occidente a condividere scenari di ininterrotta belligeranza dietro la maschera delle “guerre pacificatrici”, mentre nel frattempo si consuma, all’insaputa del comune cittadino, il devastante fiasco dell’economia globalizzata, nel segno di una speculazione finanziaria di livello planetario?

E come e quanto “ci fa vedere” di tutto questo l’industria tradizionale delle notizie – obbediente alla logica del mercato e dell’audience – mentre nel mondo dell’informazione si sta diffondendo il nuovo modello del cosiddetto citizen journalism, quello dell’era di internet?

Siamo davvero di fronte alla prima reale opportunità di libera manifestazione del pensiero per tutti gli uomini? A un Premio Nobel per la Pace, l’iraniana Shirin Ebadi, è affidato il compito di testimoniare lo stato di avanzamento lavori anche su questo versante oltre che su quello più generale dei diritti e delle libertà civili.

Ma non è tutto.

In un’economia mondiale sempre più integrata e interdipendente, fino a quando possiamo continuare a perseguire un modello economico-produttivo ad alto consumo di risorse? Affrontare concretamente il problema della sostenibilità negli stili di consumo e nei processi produttivi è divenuta un’opzione necessaria, e rappresenta sicuramente l’ultima frontiera delle nuove imprenditorialità.

vicino/lontano 2009

Il periodo storico iniziato con l’implosione e il crollo del sistema sovietico sta ora chiudendosi con la crisi dei due modelli di capitalismo, quello liberal americano e quello autoritario cinese, che fino a ieri sembravano garantire e giustificare i nostri comportamenti individuali e collettivi dentro un quadro di generale ottimismo.

Come traghettare il mondo fuori dalla tempesta e sconfiggere l’insicurezza e la paura?

Immaginare il futuro, riacquistando una vista lunga per guardare oltre il presente, è un obbligo. Ma dobbiamo ri-progettarlo sulla base di nuove regole e nuovi equilibri tutti da inventare. Saremo capaci, insieme alle nuove generazioni, di saldare tra loro la testimonianza della memoria, le trasformazioni della coscienza collettiva e il tempo reale della modernità tecnologica e scientifica?

In un mondo i cui processi sono divenuti, nel bene e nel male, irreversibilmente “globali”, fino a che punto siamo disposti a riconoscere i bisogni, i diritti e l’orientamento etico degli “altri”, affrontando i conflitti e le emergenze con armi pacifiche?

Quali sono i nuovi equilibri geopolitici, gli scenari economico-finanziari, climatico-ambientali, energetici, agricolo-alimentari, ma anche sociali, che ci si prospettano e decideranno della nostra sicurezza e del nostro benessere? Quali le responsabilità dei governi e dei diversi poteri?

Queste sono le sfide e questi i nodi cruciali sui quali le nostre società e le nostre stesse coscienze sono chiamate oggi a interrogarsi.

vicino/lontano 2008

Sottoposte a tensioni inedite e violentemente messe in discussione da flussi – sempre meno controllabili – di informazioni, merci, capitali, persone, una serie di categorie che orientano i nostri comportamenti hanno subito una corrosione decisiva col processo che chiamiamo ‘globalizzazione’.

L’emergenza climatica/ambientale, energetica, alimentare; i tentativi di resistere all’omologazione delle culture; i diritti negati o rimossi – in Cina come nella vecchia e nella nuova Europa –; le tradizioni di un’Asia che non vuole morire e le istanze di un’Africa che ci chiede accesso e lavoro; il ruolo delle religioni nei conflitti e nei percorsi di pace. Questi i temi.

vicino/lontano 2007

Incontri e dibattiti, storie, mostre e spettacoli per riflettere sul tema del confronto fra culture nel mondo globalizzato.

Filosofi, sociologi, antropologi, economisti, scrittori e artisti di prestigio internazionale si confrontano su temi forti della contemporaneità:  le nuove sfide economiche e l’antica arretratezza, l’impatto sociale e culturale dei flussi migratori, i diritti negati e i costi umani del “progresso”, la sostenibilità ambientale e il problema delle risorse, il terrorismo e le guerre, la democrazia e le sue forme, le religioni e la politica, l’informazione e la sua attendibilità.

Su questi e altri temi cruciali del nostro tempo vicino/lontano, nella sua terza edizione, apre uno spazio pubblico di discussione, col contributo di ospiti tra i più accreditati del mondo della cultura, dell’economia e dell’informazione.

vicino/lontano 2006

Che ne è stato dell’America? Di quella che conoscevamo o immaginavamo (e qualcuno sognava), indipendentemente da chi occupasse la Casa Bianca o dalle “guerre sporche” della Cia. Di quell’America che confinava i suoi fondamentalismi nella “Bible belt” e mai li avrebbe visti  irrompere su una copertina di Time o in una sentenza della Corte Suprema.

A quale indirizzo possono rivolgersi, se mai ce ne fosse uno, le vittime collaterali di processi economici e militari contrabbandati come inevitabili e “necessari”, quando non vogliano consegnare le loro istanze, anche se solo nella forma di adesione morale, ai seminatori di terrore?

Siamo sicuri che il pianeta Terra possa consentire a qualche miliardo di asiatici di raggiungere standard di consumo occidentali senza che a una crescita esponenziale di quella parte del mondo corrisponda una decrescita di intensità almeno equivalente di questa nostra parte?

Questi  sono solo alcuni degli interrogativi che pone la seconda edizione del festival vicino/lontano: identità e differenze al tempo dei conflitti, ancorandosi alla figura emblematica di Tiziano Terzani, che a cavallo di questi “mondi” ha costruito, prima ancora che una carriera, una vita, un pensiero, un’eredità morale destinata a milioni di lettori. Una figura e una memoria, alle quali vicino/lontano ha voluto dedicare  un premio letterario internazionale che gli assomigliasse anche sotto il profilo “cerimoniale”: non una serata di gala, ma un’intera giornata costruita su un intreccio di riflessioni, testimonianze, immagini, musiche, spettacoli e contributi di bambini e ragazzi, protagonisti del concorso per le scuole.

L’intero progetto vicino/lontano cresce, dando di nuovo voce in pubblici dibattiti ad alcuni dei più significativi pensatori della contemporaneità, proponendo confronti, incontri, lezioni, conferenze; e quest’anno anche mostre di grandi autori tra Oriente e Occidente e spettacoli tematici che attraversano le nuove identità.

vicino/lontano 2005

L’idea

I flussi migratori, l’espansionismo economico cinese, il paventato “conflitto di civiltà” sono solo alcuni dei grandi temi delle agende politiche internazionali. Ma anche altrettante sollecitazioni rivolte al cittadino qualunque, spesso globalizzato suo malgrado, a rimettere in discussione i propri paradigmi culturali e le proprie certezze di benessere; a interrogarsi sul senso più profondo della propria identità (arricchita o minacciata?), a confrontarsi con diversità troppo a lungo declinate secondo rappresentazioni parziali o interessate, se non parodistiche, come l’Oriente ridotto a “new-age” degli anni Ottanta e Novanta. Le risposte fornite dagli studi e dai dibattiti sul multiculturalismo non sempre riescono a varcare i confini dell’accademia o di un dover-essere politicamente corretto. E in ogni caso sono più spesso orientate ad accogliere/ comprendere la differenza piuttosto che a scandagliare l’identità, se necessario, il senso del proprio “essere occidentali”.

È sul filo di questi argomenti, oggetto ormai di un dibattito quasi “di massa”, ma forse troppo parcellizzato (l’imprenditore “vede” la sua Cina, il no-global la sua India, ognuno il suo occidente), che l’associazione vicino/lontano propone un appuntamento culturale che, attraversando diversi ambiti disciplinari, dia vita in Friuli a un palcoscenico delle differenze, del confronto e del conflitto; a un’arena di discussione sul senso di un’identità non più così certa, come dimostra la polarizzazione delle opinioni pubbliche occidentali. Una polarizzazione che è eminentemente culturale, dietro il conflitto politico: che spacca le pubbliche opinioni in blocchi, i cui poli estremi si possono a spanne individuare nella ideologia dell’arroccamento e del dominio da un lato e in quella dell’autocritica oltranzista dall’altro. Con il risultato che il dialogo risulta quasi impossibile tra i “fondamentalisti occidentali” del pensiero neocon americano e chi fa proprie le tesi sulla “violenza epistemica” che l’Occidente post-coloniale esercita sempre e comunque sui sistemi di segni, valori, rappresentazioni del mondo delle società non occidentali. Un confronto dai toni spesso radicali che anche in Italia ha visto contrapporsi i “tifosi” della Fallaci da un lato e quelli di Terzani dall’altro.

Vicino/Lontano 2018

L’1% della popolazione del pianeta è più ricco del restante 99%. È un mantra che ormai tutti ci ripetiamo da tempo. Ora sappiamo anche che in Italia 4 milioni e 700 mila persone vivono in una condizione di “povertà assoluta”. Altri 4/5 milioni di cittadini rientrano nella categoria della “povertà relativa”. In compenso, il 5% più ricco degli italiani possiede quasi il 40% della ricchezza nazionale. Quanto al tasso di disoccupazione, è al 10,8%; per i giovani  al 32,2%.

Ma poi, di cosa parliamo quando parliamo di lavoro al tempo del capitalismo maturo e della rivoluzione digitale? Chi sono i lavoratori del mondo contemporaneo? Per quelli che un lavoro ce l’hanno,  la parola chiave sembra essere “flessibilità”, che spesso si traduce in “precarietà”. Quali conseguenze ha sull’equilibrio e sulla qualità della vita delle persone, specie se donne, questa condizione?

Fortemente ridimensionato il ceto medio, negli ultimi anni si è allargata a dismisura, e con una formidabile accelerazione, la forbice socio-economica tra le classi. Dove e come si è formata la diseguaglianza del terzo millennio? Come sta rispondendo la politica a tutto questo, quando il malcontento degli esclusi fomenta rabbia, risentimento e voglia di poteri forti?

Una sfida difficile per la nostra democrazia, chiamata a contrastare non solo la povertà, ma a riequilibrare altre diseguaglianze, che rischiano di corrodere i diritti fondamentali della convivenza civile, trasformando le differenze in discriminazione: di sesso, di età, di salute, di cultura, di istruzione, di competenze, di potere, di religione, di etnia…

A partire da un’analisi realistica delle vecchie e nuove diseguaglianze – che prescinda da ideologie precostituite – vicino/lontano vuole quest’anno chiedersi se sia possibile ripartire da una uguaglianza delle opportunità che garantisca lo sviluppo di tutti, adottando un pensiero lungimirante.

Al centro del consueto quadro geopolitico il progressivo aggravarsi degli squilibri e della conflittualità nei rapporti fra Stati in vaste aree del pianeta e in particolare nel Medio Oriente, dove l’evoluzione del conflitto siriano potrebbe, tra l’altro, determinare nuove ondate di flussi migratori verso i paesi europei che si affacciano al Mediterraneo.

Arriveranno nuovi profughi. Chiederanno di essere soccorsi e di avere un futuro di pace. Siamo preparati a rispondere con una politica dell’accoglienza che sia responsabile e razionale, e insieme umana?

Ancora una volta la giuria del Premio Terzani ha colto nel segno, premiando Domenico Quirico, che quel conflitto ha rappresentato in Succede ad Aleppo proprio nelle sue dolorose, drammatiche conseguenze sulla popolazione civile di tutti gli schieramenti.

Infine, è ai giovani in particolare che vicino/lontano ha voluto affidare il compito di guardare il mondo dal punto di vista del futuro, lanciando la sfida di una improrogabile assunzione di responsabilità nei confronti dell’ambiente, la cui salute e il cui equilibrio dovranno garantire alle future generazioni un pianeta vivibile.

vicino/lontano 2019

È “contagio” la parola-chiave di vicino/lontano 2019. Una lente prismatica attraverso cui guardare il mondo e la sua complessità. Una metafora che può evocare domande inquietanti.
Gli interventi della scienza medica sono sufficienti a prevenire e curare le epidemie che periodicamente si scatenano in contesti di crisi umanitaria e sottosviluppo economico-strutturale?
La “democrazia diretta”, che si immagina realizzabile online, può essere un sistema davvero democratico? Esiste il pericolo che – grazie ai “nuovi poteri forti” esercitati dai monopolisti della conoscenza digitale – una propaganda senza filtri trasformi il volto della democrazia in una forma inedita di autoritarismo?  Come difenderci dal virus di una disinformazione mirata? Come smontare false “verità scientifiche”, spacciate attraverso la rete?
Cosa possiamo aspettarci dal diffondersi delle ventate identitarie, sovraniste e securitarie in Europa e nel mondo? Quali sono le eredità e gli sviluppi delle diverse forme di integralismo e fanatismo?
Quale futuro può avere l’Italia, che vede persistere, e anzi aggravarsi, le antiche emergenze di un paese spezzato e ora invecchiato? Come sconfiggere il sistema corruttivo del malaffare e delle mafie, che ammorba come una pestilenza l’economia e la convivenza civile del nostro paese e si insinua ovunque nel resto del mondo?
Da dove verrà il prossimo contagio capace di sconvolgere i mercati finanziari? Chi ne sarà l’“untore” ? Quanto peserà la Cina, in termini di cultura oltre che di economia, nel “Sistema Occidente”, che credevamo al timone del mondo?
Eppure né le avventure della scienza né le battaglie per la libertà sarebbero state possibili senza qualche forma di contagio. Perché non esplorare allora le vie attraverso le quali lo slancio emozionale dell’entusiasmo si trasmette, dando ai progetti individuali e collettivi l’energia per tradursi in azioni efficaci?
A partire da questi interrogativi, il festival vicino/lontano – come sempre –  si costruisce sulla convinzione che tra i contagi di cui abbiamo più bisogno c’è quello tra approcci e saperi diversi, in modo che i punti di vista si parlino fino a scoprire modi “differenti” di leggere il mondo, valorizzando i dubbi e le contraddizioni piuttosto che le certezze, che rischiano troppo spesso di trasformarsi in pregiudizi.